Sardegna: “Inacettabili ritardi nell’erogazione dei due mesi 2014 della mobilità in deroga”.

Di  Antonella  Soddu

“Abbiamo  atteso  oltre ventidue mesi per aver ragione del saldo  delle  indennità  di mobilità in deroga  relative  il 2013. Ci sono stati pagati  solo  nell’ottobre 2014. All’ atto del pagamento  ci hanno applicato  in maniera  arbitraria la tassazione Irpef  al 23%.  A  oggi,  30  Gennaio 2015 l’Inps   sta   pagando con forti  ritardi  due mensilità –   Gennaio – Febbraio 2014  –  in palese   violazione  degli  accordi presi   nel mese di Dicembre 2014. Oltre  a  questo    hanno nuovamente posto in  esser  in violazione del principio  di cassa allargato  secondo cui a tutto quanto percepito  entro il 12 Gennaio  dell’anno   successivo a quello  di competenza  va  applicata  la tassazione  ordinaria, non quella  separata, come  disposto  dal  TUIR – Testo  Unico Imposte  sui  redditi>>.   Esprimo  forte dissenso i rappresentanti  regionali  del CLAS – Comitato lavoratori  attivi  Sardegna  – nato proprio  nel corso del 2013 con il fine  di  vederci  chiaro   sui reali  motivi  dei forti  ritardi  nell’erogazione delle indennità di mobilità in deroga, dapprima  a circa  12600 lavoratori aventi  diritto, oggi  diventati oltre  sedici mila.  Dello stesso parere  anche  i segretari  regionali di CGIL – CISL –UIL   i  quali in una  nota  stampa  congiunta  fanno sapere  –   Una  situazione  drammatica  che rischia, da un momento  all’altro, di esplodere. Non  è ammissibile –   continuano i rappresentanti del CLAS – proseguire  in questo modo  nell’indifferenza  totale   da parte  di un Governo Nazionale che s’impegna a tagliare le risorse  da trasferire alle regioni  e nello  stesso tempo non trasferisce  nemmeno  quelle  disponibili, quando lo  fa, opera  con il contagocce.   E’ inaccettabile  che  si  sia  dato avvio ad un percorso  di riforma  degli ammortizzatori sociali,   decreto interministeriale  Padoan – Poletti  del  1 Agosto 2014  in maniera cosi  irresponsabile  tanto  da  peggiorare la già drammatica situazione  che vede già coinvolti  i primi 4 mila  lavoratori  fuoriusciti  dal  bacino   dal  1 Settembre 2014  a cui  vanno ad  aggiungersi i  3500   che   fuoriescono dal 1 Gennaio 2015.  Uomini e donne, non  considerati più forza lavoro,  che  si trovano ora  senza  alcuna  forma  di sostegno  al reddito e senza nessuno  spiraglio  di occupazione.   In tutta  questa vergognosa  situazione imperversa anche l’incertezza sulla  disponibilità  e  tempi  di  erogazione delle somme  a  livello nazionale. Si  parla  di una  cifra  intorno ai  2 miliardi di euro che potrebbero essere messi a disposizione dal governo a livello nazionale, ma ancora non c’è nulla di ufficiale. Ma, come  tornano  a sottolineare i portavoce  regionali  del  CLAS –  “torniamo a chiedere  rapidi  e incisivi  interventi da parte dell’ Assessorato  al  lavoro  presso l’agenzia  delle  entrate  e il ministero dell’economia  per quanto riguarda  l’arbitraria applicazione della tassazione al 23%  sul saldo  del 2013 e  sulle  due mensilità    in pagamento  relative  al 2014. Siamo certi di quel  che affermiamo,  lo abbiamo  più volte  ribadito  alla  stessa  Assessore Mura  nei  precedenti incontri  avvenuti.  In  questo senso  abbiamo preparato  un  interrogazione parlamentare     di cui  si è fatto  carico il Deputato di Sel   Michele Piras,   un impegno  a   verivficare   quanto sta avvenendo in Sardegna  lo  aveva  assunto  il  6  Dicembre  scorso  anche il Senatore Riccardo Nencini,  a Cagliari  in veste   ufficiale.  Dello stesso parere  anche  il deputato  Giovanni Paglia  componente  della IVI Commissione  Finanza della Camera  il  quale  il  27  Gennaio  ha  posto  un interrogazione  a risposta  scritta   destinatario il Ministero  dell’ Economia  –  http://banchedati.camera.it/sindacatoispettivo_17/showXhtml.Asp?idAtto=31055&stile=7&highLight=1&paroleContenute=%27INTERROGAZIONE+A+RISPOSTA+IMMEDIATA+IN+COMMISSIONE%27  – “risulta all’interrogante che ad un contribuente percettore di indennità di mobilità in deroga sia stato applicato automaticamente dall’INPS, in qualità di sostituto d’imposta, il regime di tassazione separata (essendo le stesse indennità assimilabili al lavoro dipendente), con relativa aliquota al 23 per cento, su somme erogategli nel mese di gennaio 2014 a titolo di saldo dell’anno 2013, e, analogamente, su somme erogategli nel mese di gennaio 2015 quali competenze dei mesi di gennaio e febbraio 2014;  A parere dell’interrogante, anche nel suddetto caso il ritardo nella corresponsione dell’indennità di mobilità assume quel carattere fisiologico che, come espressamente sancito nella suddetta circolare del 5 febbraio 1997, n. 23, costituisce circostanza che esclude l’applicazione del regime della tassazione separata, e pertanto, sempre a parere dell’interrogante, l’applicazione della tassazione separata da parte dell’INPS, per ben due volte, costituisce un atto arbitrario. Secondo quanto fin qui premesso, non si ravviserebbe alcun fondato motivo che giustifichi l’applicazione da parte dell’INPS del regime di tassazione separata, dovendo piuttosto considerarsi più coerente l’applicazione del principio secondo il quale l’indennità di mobilità sia attratta dal reddito annuale e calcolata come se fosse realmente percepita entro l’anno di competenza –:  se non ritenga di dover intervenire dettando all’INPS precise istruzioni relative al regime di tassazione di emolumenti, di qualsiasi entità, corrisposti in anno d’imposta differente a quello a cui si riferiscono, diffidando lo stesso istituto dall’applicare arbitrariamente regimi che finiscono col danneggiare il contribuente, ed a vigilare affinché le stesse istruzioni siano puntualmente osservate.”. Chiara la risposta prontamente arrivata il 28  Gennaio, che converge sulla stessa linea – “Con risoluzione n. 90/E del 2002 è stata ritenuta una causa non dipendente dalla volontà delle parti, che giustifica l’applicazione del regime di tassazione separata, qualora il pagamento avvenga dopo il 12 gennaio dell’anno successivo a quello di riferimento, anche l’insufficienza degli stanziamenti.  È stata, invece, confermata la tassazione ordinaria quando la corresponsione degli emolumenti in un periodo d’imposta successivo deve considerarsi «fisiologica» rispetto ai tempi tecnici occorrenti per l’erogazione degli emolumenti stessi.  In  relazione alle cause fisiologiche che giustificano la corresponsione di somme in un periodo d’imposta successivo, la risoluzione n. 379/E del 2002 hanno chiarito che gli emolumenti correlati al raggiungimento di obiettivi predeterminati e corrisposti nell’anno successivo a quello in cui gli obiettivi sono raggiunti, sono soggetti a tassazione ordinaria, poiché il ritardo è correlato alla stessa natura degli emolumenti. Con risoluzione n. 377/E del 2008, l’Agenzia delle entrate ha, altresì, precisato che il ritardo deve ritenersi fisiologico – escludendosi il regime di tassazione separata – nel caso in cui l’erogazione nel periodo d’imposta successivo sia dovuto alla complessità dell’iter burocratico di pagamento, se i tempi di erogazione sono conformi a quelli ordinariamente connessi ad analoghe procedure utilizzate dagli altri sostituti d’imposta rientranti nella prassi comune.”. In conclusione questi lavoratori sono, oltre che privati del diritto al lavoro che nessun fantomatico Jobs Act potranno restituire loro, sono anche vittima di un “furto” autorizzato in palese violazione degli stessi dettati del TUIR. In questo  senso è obbligatorio l’intervento delle istituzioni regionali ai  fini di porre in esser tutte quelle iniziative atte ad una celere risoluzione – “Noi – continuano i delegati del CLAS – in questi giorni abbiamo studiato – sulla  base  della legge sulla trasparenza  amministrativa – una lettera interpello ordinario all’ agenzia  delle  entrate direzione regionale. Gli iscritti al nostro comitato, man  mano che ricevono i pagamenti, stanno inviando una lettera con richiesta di risposta  scritta in merito  all’arbitraria applicazione della tassazione separata. Nei prossimi giorni attendiamo la convocazione per esser sentiti in audizione dalla Commissione Lavoro in consiglio regionale. Riteniamo che i segnali di collaborazione e dialogo da parte nostra ci siano stati anche in più di un’ occasione, ora la soluzione dipende tutta dalla reale dalla volontà politica”.  Insomma senza se né ma, senza parti politiche, che sono soggettive, minoranze e/o opposizioni, da questa vicenda assurda si deve venire a capo, lo si deve a ventisei mila lavoratori che certamente hanno diritto di avere risposte serie.

Mobilità in deroga, per i lavoratori sardi una beffa dopo l’altra.

di Antonella Soddu

Il 23 Gennaio 2015 è stato siglato in Sardegna, presso l’ Assessorato al Lavoro, il Verbale di accordo istituzionale per gli ammortizzatori sociali in deroga 2015. Il Verbale di accordo recepisce e definisce le norme e criteri di concessione della cassa integrazione e della mobilità in deroga per l’anno in corso, 2015, sanciti nel decreto legge del primo agosto 2014 e della successiva circolare esplicativa n. 19 dell’ 11 Settembre 2014.Per quanto riguarda la CIG in deroga, il trattamento potrà essere concesso per un periodo non superiore a cinque mesi. Otto mesi, invece, per la mobilità in deroga, che non potrà essere concessa ai lavoratori che abbiano già beneficiato dell’ammortizzatore sociale per almeno tre anni, anche non continuativi. Allo stato attuale, proprio in virtù delle nuove regole in corso dal 1 settembre oltre 4 mila lavoratori sardi sono fuori dal circuito degli ammortizzatori sociali, si trovano ad oggi, il 60% di loro a non aver nemmeno percepito le famose “almeno due mensilità per il 2014” e, ancora peggio, tutti i 26 mila – tra CIG e Mobilità in deroga, aventi diritto ad oggi non hanno avuto ragione degli ultimi assegni spettanti per il 2014, 5 mesi per le CIG e 8 mesi per le Mobilità in deroga. Il 40% dei lavoratori che hanno ad oggi percepito i due mesi, per l’ennesima volta, a conferma di quanto già avvenuto con i pagamenti del saldo indennità 2013, si son visti applicare la tassazione separata – trattenute Irpef anno precedente – 23%. Ed in questo senso che nelle ultime settimane si sono poste in esser iniziative atte a trovare soluzione al problema ancora quando attraverso una lettera interpello ordinario inviato alla Direzione Regionale Agenzia delle Entrate, il CLAS – Comitato Lavoratori Attivi Sardegna – ha chiesto lumi su l’arbitraria e iniqua applicazione della tassazione separata e della violazione del principio di cassa allargato fino al 12 Gennaio dell’anno successivo a quello di imposta. Premettendo che, il Clas aveva già segnalato, nel mese di ottobre 2014, quando sono stati posti in esser i pagamenti del saldo 2013, sia all’ Inps che all’ Assessorato al lavoro, evidenti discordanze con gli articoli 17, e 21 del TUIR – testo unico imposte sui redditi. Segnalazioni rimaste inascoltate ancor quando l’unica nota, solito annuncio politico, fu quella di una dichiarazione dell’ Assessore Mura – “la tassazione è iniqua”. Cosa è stato fatto da allora ad oggi se nuovamente questi lavoratori sono costretti a subire le trattenute sui pagamenti di quelle che già possono dirsi elemosine che ancora le dimezzano ulteriormente? Secondo una prima stima effettuata ai lavoratori , tra il saldo indennità 2013 e le prime due mensilità 2014 sono state attuate la media di trattenute pare a circa 800 euro a testa. Azione vile e vergognosa, sottolineano i portavoce del CLAS. Paradossale la risposta della Agenzia delle entrate – “In riscontro alla sua lettera di interpello ordinario Le Confermiamo che sulla base del dettato normativo di cui all’articolo 51 D.P.R., n. 917 del 1986, tutte le somme percepite dai lavoratori dipendenti entro il 12 Gennaio successivo al periodo di imposta, si considerano percepite nel periodo di imposta a cui si riferiscono, consigliamo dunque di effettuare il 730/2015 sommando ai redditi percepiti e alle ritenute operate nell’anno 2014, anche i redditi percepiti e le ritenute operate entro il 12 Gennaio 2015” – Ora, chi glielo spiega all’agenzia delle entrare che questi lavoratori nel 2014 non hanno percepito altri redditi ne da lavoro ne da ammortizzatori sociali in quanto si ne risultano beneficiari ma di fatto non hanno percepito nulla ? Ancora, di fatto, la stessa Agenzia delle Entrate in conclusione della risposta all’interpello ordinario conferma di dettati del testo Tuir, secondo cui non possono esser effettuate trattenute a tassazione separata quando il ritardo nel percepire le somme è un ritardo di tipo fisiologico. In parole semplici, il forte ritardo è dovuto all’inerzia del Governo nella ripartizione delle somme alle regioni – ritardo fisiologico – di fatto i pagamenti degli ammortizzatori sociali avvengono con forte ritardo fisiologico non certo imputabile ai lavoratori che attendono da oltre 14 mesi i pagamenti relativi al 2014, però gli stessi lavoratori sono “puniti” per aver subito un ritardo fisiologico nella ripartizione delle somme ministeriali. Ancora più incredibile e la risposta della Agenzia delle entrate, leggete un po – “Le somme percepite eventualmente successivamente il 12 gennaio 2015 alla tassazione separata quando, il ritardo nell’erogazione non sia fisiologico e correlato alla tipologia dell’emolumento. Qualora, invece il ritardo sia fisiologico, la tassazione da applicare è quella ordinaria. Resta inteso che l’ Agenzia delle Entrate farà concorrere le indennità di mobilità del reddito complessivo dell’anno in cui le stesse sono percepite, se ciò risulta più favorevole al contribuente. La invitiamo a presentare istanza di rimborso qualora l’indennità di mobilità in deroga sia stata percepita in data successiva al 12 Gennaio 2015 e le imposte operate siano superiori all’imposta netta”. Dopo tutto questo nessuno sa dire come e quando questi lavoratori potranno riavere il mal tolto, eppure si discute ancora un emendamento salva evasori fiscali. E io pago !

Perché si parla solo di disoccupazione giovanile e mai di quella adulta ?

di Antonella  Soddu

In sofferenza il 30% delle famiglie sarde, oltre 173 mila si trovano in condizioni di povertà. Emerge questo dai dati Istat, secondo cui, tra il 2012 e il 2013, la povertà in Sardegna è cresciuta di ben 4 punti passando dal 20,7% al 24,8%. Dati impressionanti se si pensa che i numeri poi vanno raddoppiati se non triplicati fino a coinvolgere 400 mila persone su un milione di abitanti, tanti sono quelli della Regione Sarda. Altro dato preoccupante, che rischia di innescare una vera e propria “bomba sociale”, si ravvisa nei preoccupanti dati dei livelli di disoccupazione. In Sardegna nel corso del 2013 si sono toccate punte del 17,5% – la media nazionale è 12,2%. Punte di gravità si ravvisano nei dati relativi la disoccupazione giovanile che mostrano percentuali attestanti intorno al 54,2%. In merito alla questione disoccupazione giovanile occorre aprire una parentesi laddove è palese il tentativo di molti di mascherare la gravità del problema della disoccupazione in età adulta non fornendo quelli che sono a oggi dati diversi e nascosti. “In tutta Europa, Italia compresa, il livello di disoccupazione giovanile si attesta intorno al 21%, 79% è invece il dato di riferimento per quella in età adulta. In Italia, a fronte di circa tre milioni di disoccupati 200 mila sono giovani, 700 mila gli adulti. Perché dunque si parla insistentemente di sola disoccupazione giovanile?”  Di lavoro si è parlato a Cagliari nell’ambito di dei tre giorni – “Lavoro, Costituzione, Pace” – organizzata dal Circolo Sel – “La Marina – A. Sankara” e dove è stata occasione anche per presentare il quinto rapporto – Mercato del Lavoro in Sardegna – uno studio sul mercato del lavoro – a cura di Maria Letizia Pruna, nota Lilli, ricercatrice in sociologia dei processi economici e del lavoro presso il dipartimento di Scienze Sociali e delle Istituzioni dell’ Università di Cagliari e docente di Sistemi di Welfare. Pruna, come si evince da un passaggio della sua introduzione – “il lavoro perduto e il lavoro rimasto” – pone l’accento sulla crisi che ha colpito il mondo del lavoro in Sardegna –“Dal primo impatto di questa lunga crisi, nell’estate del 2008, sono passati ormai sei anni e non si colgono ancora tracce evidenti di ripresa dell’economia e dell’occupazione. Per questo proponiamo un bilancio di un lungo periodo e qualche riflessione sul lavoro perduto e quello rimasto”. Dal rapporto emmergono dati davvero preoccupanti, come il saldo tra occupazione attuale e quella precedente alla crisi che ci offre nel contesto la misura reale del lavoro cancellato. Dal 2008 al 2014 in Italia si sono persi più di 1,1 milioni di posti di lavoro, in Sardegna oltre 80 mila. Cifre impressionanti. Eppure non corrispondono alla percezione di una caduta occupazionale ben più grave. “No, non rappresenta il conto reale pagato alla crisi – continua la dottoressa Pruna – infatti, coloro che hanno perso il lavoro in questi ultimi anni, in gran parte senza ritrovarlo, sono molti e molte di crostata rappresentano un costo sociale ingente ma poco considerato. In questi anni di crisi coloro che hanno dovuto lasciare il lavoro in Sardegna sono 224 mila e nel 64% dei casi, un numero che si attesta intorno ai 143 mila, non si è trattato di un abbandono volontario ma di una vera e propria espulsione”. Spesso, scrivendo di numeri non si ha una chiara percezione di quel che accade, ma, occorre citarli ancor quando si parla di una Regione che registra crisi in ogni settore strategico della sua economia, agricoltura, commercio, artigianato, industria, servizi. Un leggero ma quasi ininfluente dato positivo attestato si è verificato nel settore del turismo. Sempre poco, comunque, per dire che l’economia della regione è in ripresa seppur leggera. Il Rapporto curato dalla Pruna fornisce, dunque anche altri dati, per esempio – “dal 2012 al 2013, in Sardegna sono andati persi 43 mila posti di lavoro. Per intenderci, nel 2012 gli occupati erano 595 mila nel 2013 sono scesi a 552 mila unità – dice la sociologa cagliaritana – per trovare cifre simili occorre tornare indietro di 10 anni” – E se a questi numeri si aggiungono circa 30 mila persone – lavoratori e lavoratrici in CIG e Mobilità in deroga, 22 mila che cercano lavoro senza mai averne avuto uno e poco meno di 65 mila che vorrebbero averne uno, anche se non lo cercano – questi poi si distinguono in chi ha smesso di cercarlo e chi non ha ancora cominciato – emerge un dato enorme di lavoro che manca in assoluto. Ma è nella distorsione dei dati della disoccupazione che si sofferma ampiamente Maria Letizia Pruna, offrendo un’interpretazione reale su un dato artefatto negli ultimi anni. Nel momento in cui la disoccupazione continua a esser il problema più citato e sul quale ruotano ipotetiche riforme, emerge anche la parte più fraintesa, quella che induce governo e classe politica a vedere esclusivamente la disoccupazione giovanile. Una vera e propria distorsione della realtà se si pensa che la disoccupazione giovanile costituisce solo il 21% del fenomeno disoccupazione – sia in Italia sia nella media dell’ UE. Questo impedisce di vedere che l’altro 79% dei disoccupati è costituito da persone adulte con più di 35 anni e un altro milione di persone tra 25 e 34 anni. “Non è facile spiegare come mai a fronte di un milione e mezzo di persone in cerca di lavoro con più di 35 anni, quasi un altro milione tra i 25 e i 34 anni, oggi si faccia riferimento unicamente ai 655 mila giovani senza lavoro di cui 135 mila al di sotto dei 20 anni, quindi in età scolastica. Un fenomeno inspiegabile dal quale emerge che in Italia si ragiona solo su un quinto della disoccupazione complessiva, costituita, appunto, dai giovani tra i 15 e i 24 anni (in Italia vige l’obbligo scolastico fino a 16 anni e quello formativo fino ai 18 anni) mentre si nascondono gli altri 4/5 costituiti da due milioni e mezzo circa di adulti che hanno superato i 25 anni e in larga maggioranza anche i 35. In Italia ci sono 770 mila persone disoccupate che hanno superato i 45 anni. Sono più dei giovani senza lavoro, dunque, di cui verosimilmente sono genitori. Al milione e mezzo di persone disoccupate, si aggiungono 500 mila lavoratori e lavoratrici in CIG e Mobilità in deroga. Nessuno di loro è giovane ma neppure vecchio, tutti hanno famiglia, molti hanno figli, una casa, un mutuo o un affitto da pagare.”. Insomma, pare che sia in atto una vera e propria sottovalutazione della disoccupazione adulta e non si ne comprende a fondo lo scopo finale reale. Occorre, dunque che si dia una forte scossa alle politiche per l’occupazione si facciano investimenti nel pubblico e nel privato. S’investa in opere pubbliche e infrastrutture, nei fatti non nei proclami che a oggi non hanno sortito nessun miglioramento. A nulla sono valsi fantomatici progetti come quello relativo al progetto in ambito nazionale, Garanzia Giovani, poco o a nulla servirà, tornando alla Sardegna, il progetto, Flexicurity, appena finanziato con 28 milioni di euro, dalla Regione. L’Assessore del Lavoro, Formazione professionale, Cooperazione e Sicurezza Sociale ricorda che la Giunta, con le deliberazioni n. 43/25 del 28.10.2014 e n. 50/9 dell’16,12,2014, ha promosso il finanziamento di misure di “flexicurity” a favore dei lavoratori in uscita dagli ammortizzatori sociali in deroga. Le misure di cui alle citate deliberazioni, per le quali sono stati stanziati 28,4 milioni di euro, sono destinate a circa 4.000 lavoratori che nel corso del 2014 sono stati definitivamente espulsi, così come previsto legge Fornero e disposto dal Decreto interministeriale Poletti/Padoan dal bacino della mobilità in deroga perdendo il diritto a ricevere un sostegno al reddito. Insomma, roba che si accosta più a pezzette, per dirla con parole semplici, che a veri e propri interventi di politiche attive sul lavoro. – (fonte dati -“Rapporto Mercato del lavoro in Sardegna 2013”.)

INTERROGAZIONE PERRA, ARBAU, AZARA, LEDDA con richiesta di risposta scritta, sulla drammatica situazione in cui versano i 17.600

CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA

XV LEGISLATURA

INTERROGAZIONE PERRA, ARBAU, AZARA, LEDDA con richiesta di risposta scritta, sulla drammatica situazione in cui versano i 17.600 lavoratori della Sardegna che fruiscono della mobilità in deroga.***************

I sottoscritti Consiglieri,

PREMESSO CHE:- in Sardegna oltre 17.600 lavoratori sardi in indennità di mobilità in deroga, hanno atteso oltre 15 mesi per aver ragione del saldo delle indennità di mobilità in deroga spettanti per l’annualità 2014;- con D.L. n. 83473 (lavoro economia) del 1° agosto 2014 con il quale sono state introdotte disposizioni più stringenti in materia di concessione degli ammortizzatori sociali in deroga, a far data del 1° settembre 2014 oltre 4 mila di questi lavoratori sono fuori dal circuito degli ammortizzatori sociali;- con il D.L. n. 86486 del 4 dicembre2014 si è provveduto ad assegnare alle Regioni e Province autonome ulteriori risorse finanziarie di cui nello specifico alla Sardegna 21.641,344 euro;- successivamente l’INPS ha provveduto a mettere in pagamento due mensilità per i lavoratori in MIB – mobilità in deroga – relativamente ai mesi di gennaio e febbraio 2014. In data 5 febbraio 2015 l’INPS ha interrotto i pagamenti a causa dell’esaurimento dei fondi. Ne è derivato che allo stato attuale solo il 40% dei lavoratori aventi diritto sono stati pagati, il restante 60% attende ancora oggi delle risposte; CONSIDERATO CHE:- allo stato attuale i 17.600 lavoratori in mobilità in deroga non risultano aver percepito le indennità relative all’anno 2014 ed in particolare, come previsto dal decreto interministeriale del 1° agosto, nelle modalità di cui all’articolo 3 lettere A – B dello stesso. Quindi 5 mesi + 3 per coloro che alla data di decorrenza del trattamento abbiano già beneficiato di prestazioni di mobilità in deroga per almeno tre anni anche non continuativi e 7 mesi + 3 per coloro che alla data di decorrenza del trattamento abbiano già beneficiato di prestazioni di mobilità in deroga per un periodo inferiore ai tre anni. Nelle condizioni di cui alla lettera A dell’articolo 3 del decreto risultano esser oltre 4 mila dei 17.600 mila lavoratori, lasciando gli stessi privi di ogni forma di sostegno del reddito;- si registra inoltre, ai danni dei lavoratori su citati, l’ennesima beffa legata all’applicazione di una tassazione IRPEF separata all’atto del pagamento delle due mensilità, ancora una volta, come se i ritardi nella ripartizione delle somme siano da loro dipesi;SOTTOLINEATO il consistente rischio che le nuove disposizioni determinino un aggravio della già drammatica crisi occupazionale per la Sardegna, territorio che registra tassi di disoccupazione superiore a quelli medi nazionali ed allarmanti per la tenuta economica e sociale. Nei mesi scorsi, la RAS ha annunciato un piano Flexicurity di 27 milioni di euro destinato ai 4 mila lavoratori;chiedonodi interrogare l’Assessore del Lavoro e l’Assessore della Programmazione per sapere:1. quali procedure tecniche intendano adottare per risolvere la drammatica situazione in cui versano i 17.600 lavoratori della Sardegna che aspettano da 15 mesi di incassare quanto loro dovuto e, soprattutto, entro quali termini, con certezza, saranno disponibili tali fondi;2. quali procedure tecniche intendano altresì adottare per scongiurare l’applicazione della tassazione IRPEF al 23 per cento anche sulle mensilità del 2014, posto che allo stato attuale si attende lo sblocco delle somme che consentano di porre a saldo l’intera somma a credito;3. come s’intenda, all’interno di una risposta più generalizzata sull’aumento della disoccupazione nel nostro Paese, intervenire, in raccordo con le Istituzioni locali, nella Regione Sardegna che ha raggiunto, nel 2014 , il traguardo negativo del 18 per cento di senza lavoro e che, in mancanza di un piano di rilancio economico complessivo dell’isola, a partire dalle risorse naturali della stessa, rischia di precipitare in una profonda crisi sociale.Cagliari, 12 marzo 2015

documento lavoratori in mobilità in deroga

L’odissea dei lavoratori  in mobilità in deroga  della Sardegna, ha inizio  nell’ottobre  2013  quando   prendendo  atto   degli evidenti ritardi  nei pagamenti delle mensilità spettanti  e provando  ad ottenere info   sugli  stessi,  si sono dovuti scontrare sui  muri  del silenzio  delle istituzioni  e degli stessi  sindacati  in generale. A seguito di un attenta  ricerca  sono  venuti  a conoscenza   che   conseguentemente una  errata valutazione  dei calcoli  relativi al  fabbisogno   per soddisfare  tutti gli aventi diritto,  la  Ras  aveva  autorizzato i pagamenti     che  hanno consentito di soddisfare per  circa 5 mila lavoratori   l’intero saldo delle mensilità  2013, mentre per  circa 2 mila   i mesi  erogati per il 2013 sono stati   solo 6 . Ne è conseguito  che  oltre  12  mila lavoratori   sono  rimasti scoperti. Secondo   i dati    forniti da Economy2050.it  – “LO SFORAMENTO DEGLI AMMORTIZZATORI IN DEROGA –  A  2014 già iniziato, ben undici regioni italiane hanno interrotto le autorizzazioni per la cassa integrazione e la mobilità in deroga, alcune ormai da molti mesi. La decisione è stata dettata dalla scarsità delle risorse disponibili: per coprire i programmi in deroga approvati nel 2013 mancano almeno un miliardo e 70 milioni. In sostanza le regioni hanno speso oltre un miliardo di euro in più di quanto lo Stato avesse messo a disposizione.  Per quanto  riguarda la Sardegna i pagamenti  delle  CIG    sono  stati interroti  al 22 ottobre  2013, mentre le mobiltià in deroga  al 20  Gennaio 2013 – ci significa  che  i lavoratori in  CIG che  anno   inoltrato  richiesta  entro il 22 ottobre 2013  hanno usufruito dei pagamenti, i lavoratori  in mobilità in deroga   che hanno  fatto richiesta  entro il  20  gennaio 2013  hanno usufruito dei pagamenti, chi   per  tutto il  2013  correttamente, chi per i primi sei mesi del  2013.  La stimma  per l’ulteriore  fabbisogno per il 2013 si attestava intorno a  16  milioni di  euo – al netto del   tiraggio medio calcolato all’80%   –  per le  CIG  e  di circa 105 milioni  di euro   per le indennità di mobilità in deroga   – al netto  del tiraggio medio calcolato  all’ 80%. Fatta  questa breve premessa, nel corso del   2014  dopo  azioni di protesta e  vari incontri   e  richieste di intervento (   i Senatori  Nencini  del PSI e il  Deputato  Lello  Di Gioia  presentarono entrambi, ordini del giorno e    interpellanze  parlamentari  ) la  RAS   riuscì a   concludere l’accordo   con Governo e  Inps  che prevvedeva  la compensazione  dell’indennità di mobilità in deroga   con il beneficio  di  sostegno al reddito concesso dalla legge regione  L.L. RR.nn. 1, 4 e 27  del 2013.  – Anticpiazione  RAS –  Il trattamento essendo   corrisposto  dalla RAS  a titolo di compensazione – “costrinse”    i lavoraroti  all’impegno  di restituire alla  Regione Autonoma della  Sardegna l’importo lordo corrisposto, esattamente pari alla somma ricevuta comprensiva  dell’ IRPEF calcolata  al 23%. I lavoratori   ricevettero le somme    a partire  dal  Giugno 2014,  e solo nel corso  dell’ ottobre  2014  riuscirono ad  aver ragione  delle somme  a saldo dellle indennità di m obilità in deroga  2013 con la grande  sorpresa beffa  di vedersi  decurtare  oltre alle  somme  ricevute a titolo di anticipazione   ras   anche  un ulteriore  tassazione   irpef al 23%  quasi  che  loro stessi ritenuti responsabile  dei  ritardi nella  ripartizione delle  somme da parte del governo.  Da premettere che  nel frattempo si  andava  accumulando  l’ennesimo ritardo   relativo il 2014   quand’anche a febbraio 2014   venne  aperto il    flusso di invio delle domande relative alla prime concessioni 2014  e alle proroighe  delle indennità  di mobilità già concesse.    Successivamente intervenne  ed  entrò in vigore il  decreto  interministeriale      Poletti – Padoan   del   1° Agosto   2014 n. 83473  e   succisiva  circolare esplicativa  n. 19  dell’ 11  settembre 2014 che  ne  stabiliva  i nuovi  criteri di concessione    come nello specifico :   a)  lavoratori che alla data  di decorrenza   del trattamento abbiano  già beneficiato di  prestazioni  di mobilità in deroga per almeno    tre anni, anche  non continuativi – periodo di riferimento    – dal 1° gennaio 2014 al  31 dicembre 2014    durata massima  consentita   5 mesi nell’arco del periodo,  e  5  mesi   +  ulteriori  3 nell’arco  del periodo   per i lavoratori   residenti  nelle aree di cui  al  D.P.R.   N. 218/1978 .   B)  lavoratori che alla data  di decorrenza   del trattamento abbiano  già beneficiato di  prestazioni  di mobilità in deroga per un periodo inferiore ai tre anni – periodo di riferimento    – dal 1° gennaio 2014 al  31 dicembre 2014    durata massima  consentita   7 mesi nell’arco del periodo,  e  7 mesi   +  ulteriori  3 nell’arco  del periodo   per i lavoratori   residenti  nelle aree di cui  al  D.P.R.   N. 218/1978. Il decreto interministeriale  suddeto non prevede   nessuna forma  di sostegno al reddito  per le  persone     che  gradualmente  cesserenno entro il 31/12/2016  di  usufruire delle indennità di mobilità in deroga. Dal 1 Settermbre  2014  4.039  dei  17 600  lavoratori sardi in mobilità in deroga  sono      fuori  del circuito  ammortizzatori  sociali  e privi   di  altre forme di sostegno al reddito .  Con Decreto n. 86468 del  4 dicembre 2014 il Governo  sblocca ulteriori  503 ml di   euro  da ripartire alle regioni . Alla  Sardegna     vanno   21.641,344  milioni  di euro     che secondo i calcoli      dovevano   esser sufficiente  a soddisfare almeno una mensilità per  tutti. Nella settimana successiva  il  4 dicembre     viene disposto, non si comprende bene  da chi, a causa del rimpallo di responsabiltà  tra RAS  e INPS, di    disporre i pagamenti   nella modalità  2 mesi per le mobilità in deroga  4 mesi.  I pagamenti  hanno avuto inizio  dal 18/12/2014 e sono cessati per esaurimento  risorse il 05/02/2015 coprendo a malapena il  40%  degli aventi  diritto. I numeri:   25.719  cassintegrati, 28.500  cassintegrati in deroga, 17.373  i lavoratori  in mobilità  in deroga. 650  euro    è l’importo medio mensile  dell’ assegno. Dal 1 Settembre 2014  sono 4.083 i lavoratori    fuori  per effetto dell’entrata in vigore  del decreto   del  1  agosto  2014, restano   ancora 13.290 lavoratori aventi  diritto. Ne gli uni ne gli altri  hanno ad oggi visto soddisfato il credito nei loro  confronti. 202 milioni  di euro  è la stimma del   fabbisogno per la chiusura del  2014, 28  milioni  di euro   sono i fondi fin ora erogati. Dal 1 gennaio 2015 non è più possibile  fre domanda di prima concessione per il lavotori   non appartenenti alle tipologie d’impresa di cui agli  ex  articoli 2082 e  2083 del  codice civile. Potranno usufruire della mobilità in deroga  nel  2015   4.749   lavoratori  in prima concessione nel  2014,  4.942 in seconda proroga   e 3599 in terza proroga .   In tutto  questo contesto  la disoccupazione continua  ad esser il problema  più citato   tra i tanti che affliggono il  mercato del lavoro, ma appare  anche il  più frainteso.  Stiamo assistendo negli ultimi  anni ad un fenomeno   di  falsificazione  e divulgazione di dati  sulla disoccupazione che nessuno  vuole   far emergere. E’ in atto  una vera  e propria distorsione dei dati, indota dai  Governi  e più in generale da  tutta la politica  e le parti sociali  che vuole far vedere esclusivamente la componente giovanile   della  disoccupazione. Questa, invece, costituisce solo il 21% del  fenomeno, sia in Italia che nella media UE.   Questa distorsione dei dati impedisce di vedere   il 79%  dei disoccupati costituita invece  da persone  adulte. Nessuno spiega come mai  a fronte  di un milione  e mezzo  di persone in cerca di lavoro con più di 35 anni  e   un altro milione e mezzo  tra i  25 e  i  34 anni, si  faccia riferimento  unicamente   ai  655 mila giovani   senza  lavoro, di cui 135 mila al di sotto dei  20 anni ( quindi in età di scuola  superiore).  E’ inspiegabile   il fatto  che  in Italia  si  ragioni  solo su  1/5   della disoccupazione  complessiva costituito, appunto da   giovani   tra i 15 e i 24  anni  mentre  non ci si accorge    dei 4/5 costituiti  da   2, 5  milioni  circa di adulti che hanno superato i  25 anni e in larga parte i  35  anni.  In Italia, poi, 770 mila   persone  disoccupate    hanno più di 45  anni. Dunque  sono più dei giovani   senza lavoro, di cui, verosimilmente sono  genitori. (  fonte dati    5° rapporto mercato del lavoro in Sardegna – a cura di LillI Pruna )  In conclusione  l’attuale  Governo  sembra  non voler prendere atto  della grave emergenza sociale    che consegue  l’entrata in vigore dei  decreti del 1 agosto 2014  e di quelli attuativi  del JOBS ACT   recentemente emanati. Sembra, inoltre, non aver intenzione di rispondere alle  numerose interrogazioni parlamentari presentati nei mesi  scorsi  e di recente dal Depetato  Michele Piras,  a nulla  è valsa nemmeno un interrogazione presentata nei giorni scorsi    dal Consigliere Regionale  Raimondo Perra  in consiglio regionale. Ad oggi   oltre 17 mila famiglie sono  in attesa  di  vedersi corrispondere quanto loro dovuto . Il  25 Marzo  si terrà a Roma  l’ennesima conferenza stato  regioni  a cui in via del tutto  ecezionale prenderà parte l’ Assessore al lavoro  Virginia  Mura la  quale  tornerà a portare  la proposta della RAS  di anticipare per il 70%  le somme  atte al pagamento   degli emolumenti, resta  da chiarire  se  con questi anticipi di somme  la  RAS  e lo stesso  Governo  intendano   chiudere definitivamente il calvario  2014 anche se  ovviamente  ci pare di poter   affermare che  va apprendosi uno scenario  altrettanto   drammatico per vedersi riconoscere le spettanze  2015.  In questo contesto il comitato  C.L.A.S. ,  comitato lavoratori  attivi  sardegna,   intende portare  avanti ogni iniziativa  civile  utile al confronto propositivo  e volto alla celere risoluzione del problema, sottolinea  altressì la neccessità di  una rivvisitazione del  decreto   affinché  si ovvi  all’esclusione  di  migliaia  di famiglie   dalle più semplici forme di sostegno al reddito. Concordando sul fatto che  negli ultimi anni  sono stati elergiti ammortizzatori sociali a manica larga, solo  per sottacere le coscenze  di chi   mai  ha provato  ad attuare    politiche attive del  lavoro  favorendo, invece, quelle passive.  Il clas torna a proporre l’utilizzo dei lavoratori  percetori di mobilità in deroga  in lavori di pubblica utilità  anche  con lo scopo  di evitare il dilagarsi del lavoro nero complice di dati artefati sulla  disoccupazione   e sulla  reale  situazione di molte  piccole imprese .

Regione Sardegna. Ancora nulla di fatto per gli ammortizzatori sociali. “Basta parole. Vogliamo fatti”

Nei giorni scorsi, il 12 Marzo 2015, il consigliere regionale Raimondo Perra ( PSI ) ha presentato un interrogazione a risposta scritta –http://consiglio.regione.sardegna.it/…/Inte…/Irg0316.asp – in merito alla vicenda che vede coinvolti 17 mila lavoratori sardi che a causa delle mancate ripartizione dei fondi da parte del governo nazionale, da oltre 15 mesi non si vedono corrispondere le indennità di mobilità in deroga relative il 2014. Perra fa sapere – “ho accolto l’appello lanciato dai lavoratori ed in particolare del C.L.A.S.” – che tra le altre cose ha preparato il testo dell’interrogazione a risposta scritta – “Soddisfacente l’incontro a Roma tra gli assessore al lavoro delle regioni e il ministro Poletti, ma ora dalle parole si passi ai fatti, non si può ancora lasciare 17 mila persone senza le indennità di mobilità a cui hanno diritto per legge”. Accogliamo con favore – fanno sapere i rappresentanti del C.L.A.S. comitato lavoratori attivi Sardegna – pur dichiarandoci insoddisfatti dell’esito dell’incontro romano. Dopo 15 mesi non possono esser accettate dichiarazioni – “grazie alla sensibilità di altre regioni che hanno accettato di consentire alla Sardegna di avere qualche risorsa in più che consentirà di pagare almeno 4 mesi per tutti. L’otto Aprile avremmo un incontro in Assessorato al lavoro perché vogliamo ulteriori chiarimenti e ribadiamo il concetto, non “almeno 4 mesi” ma il saldo delle intere spettanze 2014. E che la regione attui celermente anche le iniziative relative i pagamenti 2015 che vede già un ritardo di 4 mesi.” Ricordiamo infine che oltre 4 mila lavoratori dei 17 mila dal 1 settembre 2014 sono esclusi dalla mobilità in deroga per effetto dell’entrata in vigore del decreto del 1 agosto 2014 – “riforma degli ammortizzatori sociali”. Proprio ieri a Cagliari è stato siglato un accordo sindacale che colloca 61 lavoratori della concessionaria Acentro in mobilità in deroga. Sorge spontanea la domanda, con quali soldi verranno pagati questi altri 61 lavoratori nel momento in cui il decreto del 1 agosto,appunto, prevede la graduale cessazione entro il 31/12/2016 della attuale mobilità in deroga per lasciare definitivo spazio al nuovo sistema previsto dai decreti attuativi del febbraio scorso ? Insomma, c’è chi esce e c ‘è chi entra. Il problema resta nel momento in cui, però, non ci sono i fondi ne per chi esce ne per chi entra. Che si fa? La speranza è che i sindacati che hanno raggiunto l’accordo abbiano informato i 61 lavoratori del fatto che non ci sono soldi per pagare la mobilità in deroga e che occorre attendere anche 20 mesi per aver ragione del saldo. Benvenuti nel club dei trombati. Senza lavoro e senza soldi.

REGIONE SARDEGNA. PUBBLICATO IL BANDO WELFARE TO WORK

Bando Welfare to work – regione sardegna
4 aprile 2015 alle ore 8.47
Bando Welfare to work – nell’ambito del progetto Flexicurity è stato pubblicato ieri il bando rivolto alle imprese interessate a “assumere” soggetti espulsi dal mondo del lavoro e anche lavoratori usciti, e che escono dal circuito degli ammortizzatori sociali . Pubblichiamo qui il bando per coloro che fossero interessati a leggerlo e direttamente interessato. SI PRECISA CHE QUESTO è L’AVVIO DELLA PRIMA FASE RIVOLTA ALLE AZIENDE.
http://www.regione.sardegna.it/j/v/28?s=1&v=9&c=46&c1=46&id=46885
Oggetto: Azione di Sistema “Welfare to Work” – Progetto a titolarità regionale. Avviso pubblico ai datori di lavoro – Intervento a supporto del reimpiego dei lavoratori espulsi dai processi produttivi della Regione Sardegna.
Struttura di riferimento: AGENZIA REGIONALE PER IL LAVORO
Identificativo web: 46885
Pubblicazione online: 03/04/2015 – Scadenza: 30/06/2015 20:00
Avviso pubblico [file.pdf] Allegati [file.zip]